Partecipo al dolore di aver perso un grande uomo: Manfredo Audisio. Lo ricordo al volante di un vecchio Ducato a viaggiare in lungo ed in largo per il mondo, in piedi sul gommone a scrutare i suoi ragazzi, tra cui c’ero anch’io. Lui c’era tutti gli anni, tutte le regate, nazionali, europei, mondiali; mai una bestemmia, mai una parola cattiva, nemmeno quando si facevano gli errori più grossolani. La sua vita era in mare; una sana e pura passione lo spingeva a vedere il meglio in ogni laserista. Vincere era dargli gioia. Grazie Manfredo!
Sono convocata dalla FIV alla regata Eurolymp di Riva del Garda. Sono tornata ad allenarmi a Lignano. Mi sto ambientando ad uscire dalla laguna: scendere dalla Darsena sta diventando moooolto veloce, scendo quando la marea cala e rientro,… beh a volte devo aspettare che la marea ritorni a salire. Mi sembra di prendere l’ascensore per andare al 20° piano di un grattacielo. La corrente arriva anche a 80 m/min e dico ottanta!
Mi sto divertendo anche a surfare nel canale. Oggi era scirocco sui 4-5m/s e l’onda era quasi alta 1 metro, così riuscivo a planare con la randa al centro.
Dal 21 al 24 febbraio partecipo alla prima regata nazionale. Il golfo di Mondello non permette di regatare nei primi due giorni, vento leggero ed instabile, ma ancora sole, poi il terzo giorno riusciamo a portare a termine 3 prove con grosse nuvole nere e scrosci di pioggia pre e post-regata. La velocità in barca e la concentrazione non mancano 1-4-1 i parziali, 110 i concorrenti sulla classe radial. Nell ultima giornata si riesce a concludere una sola prova (io 3a) ed entra lo scarto! Risultato finale che dimostra il lavoro svolto nei mesi invernali, 2a assoluta e prima femminile. Oggi 28 febbraio si torna al programma di allenamento abituale nonostante un forte raffreddore.
Era appena spuntata la realtà del Laser radial. A 13 anni partecipai a Trieste (STV) al mio primo campionato italiano radial. Ero la più piccola del gruppo e la più coccolata. Giulio Tarabocchia, Fabio Schaffer, Maurizio Demarch erano ormai vecchi marpioni e si facevano già battere dai miei fratelli. Il campionato, anche se non si assegnò il titolo, vide l’exploit di mio fratello Alessandro. Ci furono giornate di niente vento e quelle di bora forte. Andrea, mio fratello maggiore, cercava di proteggermi ad ogni costo; già prima di mettere la mia barca in acqua la base e il cunningham erano cazzati a ferro, li avrei lascati dopo il rientro in porto! La tredicenne sottoscritta nonostante i suoi 60 kg non aveva la minima forza per fare le regolazioni in mare. Mi raccomando, per chi legge: fate sempre le regolazioni in base alle condizioni di vento che trovate in mare! Poi partecipai al campionato italiano femminile Laser standard a Gargnano, era l’ultimo anno delle grandi donne, madrine del Laser in Italia. Le mie avversarie erano: Francesca Pavesi, Carla Harrasser, Vittoria Masotto, Roberta Sacchi. Riuscii a dominare una sola prova, anzi un triangolo, avevo lascato la base per la poppa, ma al giro di boa, prima di cominciare la bolina non c’era verso di cazzarla. Dovete tener presente che il Laser era una barca dura, le regolazioni molto più difficili da fare rispetto adesso. La base era in diretta, quindi si usavano due mani per recuperare la cimetta. La mano più a poppavia balestrava la cima, l’altra recuperava dopo lo strozzatore…. Adesso le regolazioni si fanno anche distesi in poltrona, ci sono tutti i rinvii in coperta! Aver regatato al fianco della Francesca (Pavesi), una fra le poche italiane ad esser salite sul podio europeo e mondiale Laser era stato motivo di grande gioia. Vinse il campionato Luisa Spanghero, figlia d’arte e mia compagna di circolo.
Nel ‘93 superai la barriera dell’oro. Avevo finito l’esame di maturità scientifica a luglio e pochi giorni dopo partii alla volta di Cagliari. Ci fu un campionato Europeo di altissimo livello con condizioni meteo – marine molto varie. Qualche giorno prima dell’inizio delle regate mi stavo allenando con Manfredo Audisio, il tecnico classe Laser, dopo la quarta regatina, in cui partivo male e vincevo con 50 m di vantaggio su di un piccolo percorso a bastone, mi prese in disparte e cominciò a dirmi che non avrei vinto niente se non cominciavo a partire meglio. Purtroppo continuai a partire male anche durante il campionato ma avevo un tale feeling con la barca e con i salti di vento che nessuno poteva fermarmi. Io vinsi e terza arrivò Larissa Moskalenko, medagliata alle Olimpiadi di Seul con il 470. Regatavamo anche con i maschi tra i quali c’era Ben Ainslie, l’inglese medaglia d’Oro a Sydney nel Laser standard, campione del mondo Finn 2002; ricordo Ben durante la 5a prova voleva passarmi di lasco, tentò un approccio troppo vicino, orzai e ci toccammo, fece la penalità gridandomi inviperito. Forse non era così bravo come ora, ma soprattutto mal sopportava di esser battuto da una ragazza. Le regate più belle si corsero con mare grosso e vento da fuori. Di poppa con 11 m/s l’unica che riusciva a rincorrermi era Maria Vlachou, la greca anch’essa alle olimpiadi di Sydney 2000 con l’Europa. Fu il mio primo titolo Europeo vinto, una gioia grandissima festeggiata con anguria e mirto.
Con l’Optimist e le regate dei miei genitori… (tutto sommato erano sempre loro i primi a svegliarsi la domenica mattina, pronti per la “trasferta”) si esplorò l’Italia e si fece la prima conoscenza con la squadra nazionale. I miei compagni di giochi – leggi i miei avversari in regata – avevano nomi comuni come Lorenzo, Sabrina, Federica, Michele… Se però aggiungiamo i cognomi li ricordiamo meglio: Bressani, Landi, Prunai, Paoletti. I raduni delle squadre si svolgevano a Livorno; quante volte abbiamo trascinato i carrellini sull’asfalto nero del Centro Beppe Croce e quanti pranzi al sacco abbiamo diviso con Hombre, il padrone del centro. Era il cane più amato dai ragazzi, sempre a scodinzolare tra le barche, sapeva tutti i segreti dei bimbi. Molte regate si facevano sul lago di Garda, ma ci si spostava anche nel profondo sud. Ho una bellissima immagine nella mente: il campionato italiano a San Vito Lo Capo, la spiaggia attirava la mia curiosità e così portai a casa una bottiglia di plastica da 2 litri piena di sabbia, in compenso dimenticai il mitico salvagente HH a strisce verticali rosse bianche e blu sul muretto. Le regate!? Proprio non mi vengono in mente. La pista da risciò, quella l’ho impressa bene nella zucca. Si facevano giornalmente le gare di corsa, tutte le sere, ovviamente a luci spente, con inevitabili scontri e rovesciamenti, “morti e feriti”. Ricordo anche il campionato italiano a Termoli. Avevamo messo la nostra grande tenda verde veranda, una cosa di gran lusso che usiamo tuttora nelle trasferte, sull’argine del fiume ed assieme ad altri genitori e concorrenti ci apprestavamo alla cena. All’improvviso si sentì la voce del padre di Giulietti gridare al figlio di gettarsi nella tenda e prendere il topo che si era nascosto all’interno. Poi, per tranquillizzare i numerosi curiosi che si erano messi a guardare la grande mole di cuscini, sacchi a pelo, asciugamani che venivano scaraventati fuori, aggiunse che il figlio era stato vaccinato per qualsiasi malattia. Andai al Campionato Italiano ad Alassio dove Roberta (Zucchinetti) era l’astro nascente e partecipai ad altri campionati. Poi però l’Optimist era diventata una barca troppo piccola per una dodicenne alta 1m e70 con 56 kg e bisognava andare a cercare qualcosa di diverso.
Sono la più piccola della famiglia Nevierov, e seguo subito le orme dei miei fratelli velisti Andrea ed Alessandro, iniziando ad andare a vela a 8 anni sull’Optimist. Nell’88 passo sul Laser Radial, dove ottengo numerosi risultati di rilievo nazionale e internazionale tra cui: 2 volte seconda al Campionato Mondiale Laser Femminile nel 1995 e nel 1996, quest’ultima a pari merito, e infine nel ‘98 Campionessa Mondiale a Medemblick.
Dal ‘97 al 2004 ho regatato sulla classe Olimpica Europa dove ho raggiunto risultati di livello mondiale. Nel 2004 ritorno sul Laser Radial, diventata classe Olimpica, salendo subito sul podio internazionale e classificandomi 2a ai Giochi del Mediterraneo di Almeria 2005.
Il ‘98 mi diede anche una grande gioia, vinsi il campionato Mondiale Laser a Medemblick, la settimana dopo il mondiale Europa, con la stessa campionessa del mondo Europa in gara. Riuscii a battere Carolijn Brouwer, un talento dei nostri giorni, timoniere dell’anno ‘99, vincitrice di numerosi titoli mondiali in Laser radial ed in Europa (Campionessa mondiale ‘95 e ‘98), olimpiaca a Sydney 2000 sul 470. Il campionato in Olanda fu stupendo. Mi feci portare la barca da miei genitori e mi spostai di 500Km (da Travemunde in Germania a Medemblick Olanda) in un giorno. Neanche provai il Laser, ci salii il primo giorno di regate. Attaccai fin dalla prima prova e la vinsi. Era poco vento, condizione poco consona alle mie caratteristiche. La testa della classifica era ogni giorno diversa, si alternavano inglesi, danesi, olandesi ed io ero sempre seconda, eccetto l’ultimo giorno che scesi in acqua con il bollo rosso, cioè del terzo (il primo ha quello giallo e il secondo azzurro). Avevo 13 punti da Carolijn. Si fecero due prove e dopo la prima me ne erano rimasti 5. Alla seconda regata girammo la boa di bolina piuttosto indietro, in mezzo alla flotta, intorno al 30o e poi partì il recupero. Dovevo distaccarla di 6 posti, cosa per niente facile! Guardavo avanti, per trovare uno spazio dove inserire la mia prua e per lasciare dietro più avversarie possibili. All’arrivo presi fiato e contai avanti, ero 5a, poi mi girai e osservai Carolijn, la più pericolosa, era…11… si, ma forse se ci fossero stati OCS, o se ci fossero state proteste tra ragazze arrivate tra me e lei… Al suo arrivo nessuno esultò, buon segno per me. Durante il rientro di bolina verso il porto, un gommone olandese mi si avvicinò e mi fece i complimenti; sul gommone italiano Manfredo Audisio e Michele Regolo facevano i calcoli e secondo Michele era fatta, secondo Manfredo era meglio aspettare. Alla premiazione, mi si avvicinarono le solite amiche, tra cui Carolijn che mentre mi stava facendo una doccia gentile al gusto di Champagne Brut mi disse: “Puoi fare quello che vuoi perché sei la regina”.
Cominciai con una vecchia barca federale, alberi scartati dalle olimpiache e vecchie vele Green; scesi in acqua la prima volta al campionato italiano a Cagliari nel ‘97, dove vidi che tutto sommato con vento forte (13 m/s di mistral) ero molto competitiva, facevo anche la strambata, cosa che le altre ragazze di levatura olimpica non se la sentivano di fare. Finii seconda femminile e decisi che non era impossibile il confronto; non sarei partita dall’alto, avrei dovuto imparare l’abc della barca. Nel ‘98 affrontai i miei primi iceberg: arrivavo decima alle nazionali, dove invece ero abituata a vincere con il Laser, al primo mondiale finii 54a e fu li che capii quanto forte andavano le altre. La sconfitta si trasformò in vittoria, vidi dov’ero e dove dovevo arrivare, misi a fuoco il gap faraonico che mi separava dalla top 10. Imparai a ripartire dal basso, scalino dopo scalino, sentivo il sale sotto alle ginocchia, mi alzavo e mi riabbattevano. Alle regate internazionali di Hyeres giravo le boe nelle prime 5 e finivo 20a. Risalire era duro e le occasioni per mollare infinite, invece riuscii a resistere, e continuai a migliorare poco alla volta ogni giorno. Lasciai di andare all’università per quasi due anni, per allenarmi sulla classe olimpica: all’estero le straniere erano professioniste.
A quattordici anni iniziai la risalita, raggiunsi il gradino più alto del podio italiano. Si regatò il campionato italiano femminile a Formia, sotto un bel sole e tanta calda accoglienza locale. Mi sentivo “ispirata” fin dal primo giorno; feci vari primi davanti a Paola Ferrario, un’altra vecchia volpe della classe, ed a Luisa campionessa uscente. In una prova ero seconda, dietro a Roberta Zucchinetti, e ci mancava ormai l’ultima bolina per arrivare. Io mi sentivo forte nelle virate mentre lei perdeva ad ogni controllo. Mi chiese di lasciarla arrivare prima, avevamo 13 e 14 anni e lottavamo contro ragazze di 27, ma io continuai a virare più e più volte fino a vincere la prova. Vinsi il campionato con una giornata d’anticipo. Poi Roberta ed io ci incontrammo e ci scontrammo per anni, con grinta e con vivacità. Con gli anni affinai la tecnica, migliorai la tattica, divenni più tenace, imparai a dominare l’ansia pre – regata, stavo crescendo al fianco di Francesco Bruni, Dado Castelli, Andrea Casale, ma arrivavo ancora troppo spesso seconda ai campionati Europei e Mondiali.
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